Sebbene i social media offrano opportunità di connessione, visibilità e brand building, la psicologia ci spiega che non sono privi di rischi. In alcune circostanze, l’uso eccessivo o poco consapevole può avere effetti negativi su benessere, percezione e relazioni.
La FOMO, ovvero la paura di essere tagliati fuori, è una risposta psicologica che nasce dalla sensazione di perdersi qualcosa di importante: un evento, un’opportunità, una conversazione, una tendenza. È alimentata dal confronto costante con ciò che fanno gli altri, reso continuo e visibile dai social media.
Scorri un feed e vedi amici a un evento, colleghi che pubblicano successi lavorativi, influencer che consigliano prodotti “imperdibili”. Anche se non lo desideravi prima, improvvisamente ti sembra di essere rimasto indietro.
📲 I social media amplificano questo fenomeno perché:
Nel marketing e nella comunicazione, la FOMO è spesso usata strategicamente: offerte a tempo, countdown, contenuti “solo per chi c’era”. Funziona perché tocca un bisogno umano profondo: non essere esclusi, non restare indietro.
Il cosiddetto doom scrolling (scorrere contenuti negativi o insignificanti per lungo tempo) può alterare la plasticità neurale, influenzando la capacità di concentrazione. Un fenomeno descritto come brain rot dagli esperti.
➡ Studi dimostrano come il binge di contenuti semplici minacci l’abilità di mantenere l’attenzione su compiti e messaggi complessi.
Una percentuale significativa di adolescenti sviluppa abitudini compulsive di utilizzo, con sintomi simili a quelli di altre dipendenze comportamentali: ritiro sociale, irritabilità e peggioramento accademico.
I filtri, le highlight reel e i paragoni social stimolano costantemente il confronto, causando insoddisfazione, ansia sociale e compromissione dell’autostima—fenomeni comunemente riscontrati soprattutto tra le ragazze adolescenti.
Il linguaggio aggressivo, gli attacchi anonimi e il content distortion (disinformazione, hate speech) possono avere effetti devastanti sulla salute mentale degli utenti, causando traumi, ritiro sociale o persino pensieri suicidi
La diffusione di notizie false genera stress, ansia e percezione distorta della realtà, soprattutto tra utenti vulnerabili. Studi recenti mostrano che l’esposizione alla disinformazione può generare effetti negativi sul benessere psicologico
I social media non sono né buoni né cattivi per natura — sono strumenti. Hanno rivoluzionato il modo in cui comunichiamo, ci informiamo, costruiamo relazioni e promuoviamo brand e progetti. Offrono opportunità straordinarie per connettersi, esprimersi e apprendere.
Tuttavia, non sono privi di effetti collaterali, soprattutto quando vengono usati in modo inconsapevole, compulsivo o senza un’adeguata alfabetizzazione psicologica e digitale.
Comprendere i meccanismi psicologici in gioco, dai bias cognitivi all’effetto delle emozioni e dei confronti sociali, ci permette non solo di proteggere la nostra salute mentale, ma anche di comunicare meglio, con maggiore empatia, etica e consapevolezza.
Perché il vero obiettivo non è “usare meglio i social”, ma usare i social per costruire qualcosa di migliore.
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